CAPITOLO PRIMO
Non entrare in quel sito.
Non devi entrare in quel sito.
Alzati da lì. Spegni il computer. È sabato, c'è il sole. L'autunno quest'anno non ne vuole sapere di arrivare.
Approfittane. Fai qualcos'altro.
Qualunque altra cosa. Ma non entrare in quel sito.
Lo sguardo dell'uomo è annoiato.
Lo sguardo di Stefano tradisce noia mentre l'indice della mano destra indugia sulla rotella del mouse passando in rassegna le foto degli utenti.
Alcuni sono in linea, come rivela il bollino verde accanto alla loro foto.
Altri sono usciti da poco, come rivela il bollino di una tonalità verdognola più chiara.
Altri sono offline. Accanto, la data dell'ultimo accesso.
La comunicazione ai tempi della chat.
L'indice passa in rassegna tutti quanti. Uomini. Donne. Ragazzine e ragazzini decisi a ritagliare il loro prezioso spazio vitale in quella che è una realtà fittizia.
Storia vecchia.
Il principio su cui il millennio è fondato.
Noia. E una costante ricerca di attenzione.
Erano settimane che non entrava in quel sito.
Lo ha fatto oggi.
Lo sguardo di Stefano è sempre più annoiato. Passa in rassegna volti conosciuti della città e volti estranei alla sua vita.
Alcuni sono online.
Altri sono offline.
Stefano al momento è in una fastidiosa via di mezzo. In meno di quindici giorni ha raggiunto tutti gli obiettivi di una vita. Fissato la data per laurea. Trovato un lavoro. Pubblicato una raccolta di poesie dal titolo “E tu”. Senza che all'interno della raccolta ci sia una poesia dal titolo “E tu”.
Lasciato la sua fidanzata Arianna.
Lasciato la sua fidanzata Arianna.
Lasciato la sua fidanzata Arianna.
Nonostante tutto questo Stefano non è felice. Perché?
Perché?
Perché?
Accidia esistenziale post-post-bellica.
Generazione a rischio.
Pessima annata quella degli '83.
È uguale. La motivazione non conta più di tanto.
Questo millennio è unto di noia.
L'indice rotella veloce. Davanti ai suoi occhi marroni passa in rassegna questa fiera di annoiati.
Dai 18 ai 50 anni. Alcuni sono minorenni e hanno ingannato il server. Dati sbagliati pur di avere un lembo di attenzione. Dati esasperati pur di assaggiare quella che potrebbe essere la bellezza via cavo.
Bellezze annoiate di fine estate.
Lo sguardo passa in rassegna tutto questo.
Va avanti per dei minuti. Sta per decidere di uscire dal sito.
Questa mi sembra un'ottima idea.
Ma.
Accade.
La vede.
E' offline.
Ultimo accesso: quattro giorni prima.
La foto è piccola.
Una ragazza in bikini verde. Mezzobusto. Bionda forse. Il naso si avvicina al monitor. L'occhio mette a fuoco la piccola foto.
È lei.
E'...Tanja.
L'ha riconosciuta subito. Sebbene non l'avesse mai vista prima. La città è piccola. Com'è che non l'ha mai vista?
Come ha fatto a non vedere proprio questa ragazza?
Come ha fatto a non vedere proprio Tanja?
Avanti.
Esci immediatamente dal sito.
Non stare a perdere tempo. Non lo fare.
Alzati da lì. Spegni il computer. È sabato, c'è il sole. L'autunno quest'anno non ne vuole sapere di arrivare.
Approfittane. Fai qualcos'altro.
Ma, perdio, non scrivere a quella ragazza.
Pensa al suo ultimo accesso. Quattro giorni fa. Ne passeranno altrettanti prima che lei si riconnetta.
Vattene immediatamente da lì. Cazzo.
L'indice si ferma.
L'indice clicca sulla piccola foto della ragazza in bikini verde, ingrandendola.
Non è possibile.
L'occhio di Stefano tradisce emozione. Non più noia. Noia emozionata.
L'occhio legge le informazioni di contatto.
25 anni.
Bionda.
Single.
Città di........
Ma. I suoi lineamenti. Non si puo' sbagliare. Non è assolutamente possibile sbagliare.
L'occhio passa in rassegna gli album della ragazza.
Una piscina.
Una piazza con un Duomo.
Un matrimonio.
Il matrimonio. Conferma tutto.
Gente che balla in tondo.
Gli uomini hanno lineamenti duri. Marcati. I capelli unti dei maschi ricadono sulle fronti sudate. Sorrisi sdentati sotto nasi paonazzi dal troppo alcool.
Le donne invece. Ah. Le donne invece sembrano angeli. I volti pallidi creano un fastidioso contrasto con quelli abbronzati degli uomini presenti.
La sposa luccica nel suo abito bianco. Accanto a lei posano ragazze in abiti sobri ed eleganti. Gambe lunghe. Chiome sciolte su spalle esili. Sorrisi pregni di purezza ancestrale. Occhi che troppo hanno visto. Occhi rivolti verso l'avvenire.
La ragazza indossa un vestito nero.
In alcune foto ha uno scialle bianco. I capelli biondi ricadono sulle spalle. Gli occhi sono ghiaccio caldo a fine estate. Tanja.
La ragazza in una foto è al centro di un cerchio. Gli invitati alle nozze le ballano intorno. Danzano intorno a Tanja.
Sembrano diavoli che lambiscono un angelo.
L'occhio rivela quello che la mente non osa immaginare.
La ragazza non è italiana.
La ragazza non è assolutamente una figlia del mediterraneo.
Adesso il battito cardiaco di Stefano aumenta.
Non è possibile.
La sua mente osserva montagne.
La sua mente osserva pietose città coperte da neve. Vede foreste buie che si aprono su villaggi.
Le sue orecchie ascoltano i suoni di una lingua bastarda. Vede campi verdi. Vede insegne luminose di multinazionali affacciarsi sulla miseria. Si aggira in periferie grigie staliniane dove sotto la lurida patina comune, si nasconde la preziosa individualità di un popolo.
Il sangue ribolle di una chiamata antica.
Il sangue freme come un Danubio impazzito annientando le dighe della ragione.
Te lo chiedo per favore.
Esci dal sito. Alzati da lì. Resetta il computer. Non stare neanche a seguire la procedura consueta per arrestare il sistema.
Ti supplico.
Ti supplico.
Ti supplico.
Il mouse si sposta con la sua freccia verso l'opzione “inizia conversazione”.
Si apre un quadrato.
Stefano dice. È la pagina di un dialogo teatrale.
Lei è offline da quattro giorni.
Ne passeranno altrettanti prima di leggere qualsiasi messaggio.
Tanja è offline.
Tanja.
Tanja.
Tanja in abito nero che balla nel centro perfetto di un girone infernale. Senza mai sorridere.
La mano destra incontra quella sinistra mentre l'occhio di Stefano si sposta dal monitor alla tastiera.
E.
Non lo fare. Ti prego. Non lo fare.
S.
Vattene subito. Esci dal sito.
T.
Non andare oltre. Non è importante.
E.
-Spazio-
Tic.Tic.Tic. Vocabolario minimo di una lingua bastarda. Quanto basta per sancire una condanna.
F.
Stefano. Te lo chiedo per favore.
O.
Non scriverlo. Non lo leggerà.
A.
E se anche lo dovesse leggere, non ti risponderà di certo.
R.
Sono quattro giorni che non si connette. Lascia perdere.
T.
Non è una frase intelligente. Non la scrivere. Hai fatto di meglio in passato.
E.
-Spazio-
Tic.Tic.Tic. Le dita ballano assieme alla mente. Alla ragione che è una diga in frantumi.
F.
Hai idea di cosa stai facendo?
R.
Sei ancora in tempo. Sei ancora in tempo per non fare questa cazzata.
U.
E ammesso che ti risponda, cosa ne ricaverai? Lascia perdere. Non è da te.
M.
Sei un povero stupido. Un inutile povero stupido con la testa piena di stronzate.
O.
Fuori c'è il sole. È sabato. Tu sei davanti al computer. Ti rendi conto?
A.
Stefano. Stefano. Stefano.
S.
Vattene. Ti prego. Fallo per te stesso.
A.
Bene. Lo hai scritto. Complimenti. Il tuo fottuto vocabolario minimo.
Ma adesso.
Non premere “INVIO”.
Il tempo si ferma. L'occhio di Stefano rilegge la frase scritta in due secondi.
Il tempo dell'universo intero è immobile.
Il respiro è trattenuto.
Click.
La frase viene trasferita in mezzo secondo sulla bacheca dei messaggi della ragazza.
Sulla bacheca dei messaggi di Tanja.
Tanja.
Tanja.
Il mondo ricomincia a respirare.
Perché lo hai fatto?
Era sabato, c'era il sole. L'autunno quell''anno non ne voleva sapere di arrivare.
Potevi approfittarne. E fare qualcos'altro.
Qualunque altra cosa. Ma non di entrare in quel sito.
Adesso è tardi.
Sulla bacheca di lei compare la frase.
Stefano dice: “Este foarte frumosa”.
Stefano dice: “Sei bellissima”.
Cazzo. Potevi almeno impegnarti di più. Poeta dei miei coglioni.
Adesso. Finalmente. Si alza. Esce dal sito. Spegne il computer seguendo passo per passo la consueta procedura di arresto del sistema.
Sei fottuto.
Sorride.
Da qualche parte nell'universo è esplosa una stella.